I Giovani Socialisti di Frosinone hanno incontrato il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti

27023486_10212827861003966_4756903169275350766_o
Mateo Zemblaku (portavoce FGS città di Frosinone) con Nicola Zingaretti

Mateo Zemblaku (portavoce Giovani Socialisti città di Frosinone): “Nell’ incontro col presidente Zingaretti come Giovani Socialisti abbiamo chiesto al governatore del Lazio di non dimenticarsi della nostra cara provincia e di intervenire, sulla scorta di quanto già fatto, con maggiore incisività sulla disoccupazione giovaniletrasporto pubblicoedilizia scolasticasanità e risanamento ambientale

Annunci

Daniele Riggi: “Che fine ha fatto la Casa della Pace di Frosinone?”

DSC_0148

Il comune di Frosinone nel 2010, grazie alla forte spinta di una rete di associazioni locali, partecipò all’avviso pubblico della Regione Lazio sulla istituzione delle “case della pace”, attraverso la delibera di giunta comunale 114 del 19 marzo. Continua a leggere “Daniele Riggi: “Che fine ha fatto la Casa della Pace di Frosinone?””

Dalla Regione Lazio arriva “Fondo Futuro”

 

 

Fondo Futuro è una rivoluzione, perché permette l’accesso al credito a un tasso dell’1% a tutte quelle piccole e nuove imprese che per il sistema attuale non sono bancabili, che non potrebbero mai avere accesso al credito per avviare o sostenere un’impresa. Un’opportunità vera per chi vuole aprire un’attività ma non può farlo perché non ha le garanzie per chiedere un prestito.

Continua a leggere “Dalla Regione Lazio arriva “Fondo Futuro””

La FGS a sostegno dei lavoratori della Vertenza Frusinate

image

Ieri ci siamo recati ad Anagni per partecipare ad una iniziativa sul lavoro organizzata dal Comitato Vertenza Frusinate. Il Comitato è nato su iniziativa di diversi soggetti che hanno deciso, oramai da diverso tempo, di unirsi per promuovere le istanze dei disoccupati della nostra provincia ed affrontare la drammatica crisi del lavoro. Abbiamo accettato l’invito degli amici della Vertenza con molto piacere, oltre che con interesse, perché la problematica del lavoro è una problematica che riguarda, drammaticamente, anche noi giovani.

Nel mio intervento ho sottolineato come le cause della crisi del lavoro nella nostra provincia non vadano cercate negli eventi degli ultimi anni ma nei cambiamenti che stavano avvenendo già una quindicina di anni fa. In quel periodo, infatti, il mondo del lavoro e quello della produzione industriale stavano cominciando a cambiare radicalmente. La classe dirigente del nostro territorio avrebbe dovuto accorgersi di quei cambiamenti e avrebbe dovuto capire verso quale futuro avrebbero portato il tessuto produttivo della nostra provincia. Se allora fossero state fatte delle scelte strategiche mirate a riconvertire e ammodernare le modalità di produzione, oggigiorno, la crisi sarebbe arrivata ugualmente nel nostro territorio ma di certo non con conseguenze così disastrose. Le ultime statistiche, infatti, ci dicono che nel nostro territorio la disoccupazione coinvolge oltre 120.000 persone.

Nella seconda parte dell’intervento, invece, ho espresso la mia preoccupazione per la sistematica assenza dei giovani e dei disoccupati della provincia a queste importanti manifestazioni per il lavoro. Per rivendicare le istanze dei disoccupati e dei precari della nostra provincia è necessario che i lavoratori si organizzino in modalità efficaci e in numero consistente. È necessario che nella nostra provincia si realizzi un patto sociale tra i giovani disoccupati e precari, includendo anche i giovani immigrati che vogliono contribuire alla crescita del nostro territorio, e i lavoratori che sono rimasti disoccupati. Solo unendo le forze sarà possibile recarsi presso le istituzioni regionali per reclamare con forza misure straordinarie in grado di contrastare la drammatica crisi che affligge il nostro territorio. Se saremo molti e uniti avremo la forza per reclamare i nostri diritti, e il lavoro è un nostro diritto, invece, se rimarremo in pochi i poteri forti e la criminalità busseranno alle nostre porte per offrirci favori ingannevoli. Noi però i loro favori non li vogliamo.

Daniele Riggi, coordinatore FGS provincia di Frosinone

Per creare lavoro serve una nuova mentalità

DSC_0102

Il contratto di ricollocazione ? Un segnale incoraggiante da parte della Regione Lazio, che sembra cominciare a interessarsi sempre di più all’emergenza lavoro, ma non basta. In una provincia che conta circa 125.000 disoccupati 2000 sussidi regionali non costituiscono certamente la soluzione del problema, oltretutto c’è il rischio che con questo strumento si commettano gli stessi errori che sono stati commessi con il progetto “Garanzia Giovani”. Una parte consistente dei 4.700.000 euro stanziati, infatti, rischia di finire alle agenzie di lavoro interinale, che avranno la responsabilità , come unici soggetti accreditati, di gestire la gran parte delle attività previste, ma anche ai “corsifici”, che avranno il compito di allestire i corsi di “formazione e riqualificazione “. La nostra provincia ha bisogno di misure strutturali, come, ad esempio, l’introduzione di un reddito minimo che possa garantire economicamente quelle fasce di popolazione che, escluse per molto tempo dal mercato del lavoro, oggigiorno rischiano di non avere più alcuna forma di tutela economica; siccome a livello nazionale l’iter per l’introduzione del reddito minimo sembra essersi “arenato” la Regione Lazio, nel frattempo, potrebbe provare a introdurre autonomamente una forma di sostegno al reddito, così come stanno già facendo alcune regioni. Con una crisi economica di questa portata non possiamo affidarci ancora per molto tempo agli ammortizzatori sociali, che oramai sono in via di esaurimento. Non possiamo più limitarci a gestire le risorse che abbiamo, anche perché sono sempre di meno e abbiamo dimostrato di non saperle utilizzare efficacemente, dobbiamo, invece, ricominciare a programmare l’economia del nostro territorio, ma per farlo è necessario un forte cambiamento di mentalità: non possiamo più pensare che la soluzione all’emergenza lavoro sia l’arrivo di nuove grandi multinazionali oppure il ritorno di quelle che hanno già lasciato il nostro territorio, perché è difficile che ciò accada. Dobbiamo abbandonare il vecchio modello economico perché si è rivelato fallimentare e dannoso, basta guardare cosa è successo nella nostra provincia, dove ha devastato l’ambiente e ,dopo avere beneficiato per anni di contributi statali, ha lasciato senza lavoro migliaia di persone. Sul nostro territorio ci sono aziende abbandonate con macchinari ancora funzionanti, e ci sono anche migliaia di lavoratori disoccupati che avrebbero le competenze tecniche per riprendere immediatamente la produzione. Bisogna, quindi, far sì che i siti produttivi dismessi e quelli che sono tornati di proprietà dell’ASI vengano riattivati, ma questa volta con nuove modalità di produzione. Un modello inedito che oggi sta emergendo è sicuramente quello dell’impresa sociale come strumento di rescue company: favorire la riconversione delle aziende in crisi con la partecipazione dei lavoratori rimasti disoccupati e delle fasce sociali svantaggiate. Le imprese sociali, così come stabilito dal Dlgs. 155/2006, sono società di capitali che operano sul mercato in maniera competitiva ma non per massimizzare il profitto, perché gli obiettivi da perseguire sono il raggiungimento del pareggio di bilancio, il mantenimento (o la crescita) della realtà occupazionale e l’investimento degli utili nello sviluppo dell’azienda. Bisogna tornare a investire anche nel settore agricolo, nei servizi e nel settore turistico, realtà che hanno ampi margini di crescita e che, quindi, potrebbero riassorbire una fetta consistente dei disoccupati della nostra provincia. Per uscire da questo tremendo stallo, la classe politica, ma anche quella imprenditoriale, devono cominciare a sperimentare, senza timore, nuove soluzioni. Intraprendere nuove strade è sicuramente difficile e rischioso, ma in un mondo come quello di oggi, dove tutto cambia rapidamente, il vero rischio è rimanere fermi.

Daniele Riggi, coordinatore provinciale giovani socialisti

Regione Lazio, lavoro: Contratto di ricollocazione

image

CONTRATTO DI RICOLLOCAZIONE
Con questo strumento innovativo aiutiamo le persone che hanno perso il lavoro a trovare una nuova occupazione. Come? Accompagnandole attivamente verso una nuova opportunità. La misura è rivolta a chi ha più di 30 anni ed è disoccupato da più di 12 mesi. Funziona così: il lavoratore sceglie un soggetto accreditato che gli eroga un corso di formazione e lo accompagna nella ricerca di un nuovo lavoro. La Regione paga l’importo totale al soggetto accreditato solo quando il cittadino firma il contratto di lavoro. Previste anche forme di accompagnamento al lavoro autonomo e di sostegno economico con dei sussidi rivolti a chi è in condizione di maggiore svantaggio economico.

Se hai più di 30 anni e sei disoccupato da almeno 12 mesi vai qui per partecipare. C’è tempo dalle ore 10 del 30 settembre 2015 fino alle ore 12 del 9 ottobre 2015.
Se sei un soggetto accreditato e vuoi partecipare vai qui.

SUSSIDIO IN ATTUAZIONE DI PERCORSI PER LA RICERCA DI LAVORO
È una misura prevista dal Contratto di Ricollocazione per stare accanto a chi è in condizione di maggiore svantaggio economico con un sostegno concreto. In questo modo il lavoratore non viene solo accompagnato nel percorso di ricerca di una nuova occupazione, ma anche sostenuto economicamente. Per maggiori informazioni vai qui.

(Fonte: http://www.regione.lazio.it/lavoro/per-disoccupati-con-piu-di-30-anni/)

Domanda di partecipazione a partire dal 30 settembre al 9 ottobre 2015
http://www.frosinonelavoro.info/prt_news.asp?id=336

Garanzia Giovani…all’italiana

Il progetto Garanzia Giovani è nato in ambito europeo con l’obiettivo di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro ai giovani che hanno un’età compresa fra i quindici e i ventinove anni.

I giovani che vogliono partecipare al progetto devono rivolgersi ai centri per l’impiego della propria provincia, che provvedono ad accoglierli e a orientarli, sulla base delle competenze possedute e dei titoli di studio conseguiti, ma anche sulla base delle attitudini e delle aspirazioni personali. A seconda del “profilo” che emerge dall’anamnesi dei dati, viene proposto al giovane un percorso di inserimento personalizzato che prevede un ampio ventaglio di possibilità: accompagnamento al lavoro, tirocinio, formazione, apprendistato, auto imprenditorialità, servizio civile etc.

Nella premessa  sembrano esserci tutte le condizioni per affermare che si tratta di un ottimo progetto, ma in Italia, purtroppo, nulla è mai come sembra: Garanzia Giovani, infatti, invece di garantire nuove esperienze in ambito lavorativo ai giovani del nostro paese, si è rapidamente trasformata in una nuova forma di sfruttamento e di guadagno per le aziende private.

Vi starete sicuramente chiedendo come sia potuto accadere tutto ciò. La risposta è semplice: ai giovani vengono offerti dei contratti di apprendistato che prevedono 144 ore di lavoro mensili e una retribuzione di 400 euro, totalmente a carico dell’INPS, che versa l’importo ogni due mesi. In altre parole, l’azienda privata che aderisce a questo progetto ha un enorme vantaggio perché si ritrova ad avere a sua completa disposizione dei giovani ragazzi, sei giorni a settimana per sei ore al giorno, senza dover spendere nemmeno un soldo.

Per incentivare l’assunzione del giovane a tempo determinato con contratti di quattro o sei mesi vengono messi a disposizione dell’imprenditore dei bonus, che, per esempio,nella regione Lazio vanno dai 1500 ai 4500 euro. Ma perché un’azienda dovrebbe assumere un giovane con un contratto a tempo determinato quando sa di poterlo avere a  disposizione a costo zero per 144 ore al mese ?

Il risultato finale e inevitabile è che i giovani partecipanti al progetto devono lavorare con una paga da 2 euro e 77 centesimi l’ora, durante l’apprendistato, e non vengono nemmeno assunti al termine del percorso di inserimento. Insomma, oltre al danno anche la beffa ! La verità, quindi, è che non c’è alcuna “garanzia” per questi giovani, perché con questo meccanismo perverso ad essere garantite sono solamente le aziende private, ma anche le agenzie del lavoro e i centri di formazione che accreditandosi al progetto ricevono compensi e incentivi.

Daniele Riggi, coordinatore provinciale dei giovani socialisti