Per creare lavoro serve una nuova mentalità

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Il contratto di ricollocazione ? Un segnale incoraggiante da parte della Regione Lazio, che sembra cominciare a interessarsi sempre di più all’emergenza lavoro, ma non basta. In una provincia che conta circa 125.000 disoccupati 2000 sussidi regionali non costituiscono certamente la soluzione del problema, oltretutto c’è il rischio che con questo strumento si commettano gli stessi errori che sono stati commessi con il progetto “Garanzia Giovani”. Una parte consistente dei 4.700.000 euro stanziati, infatti, rischia di finire alle agenzie di lavoro interinale, che avranno la responsabilità , come unici soggetti accreditati, di gestire la gran parte delle attività previste, ma anche ai “corsifici”, che avranno il compito di allestire i corsi di “formazione e riqualificazione “. La nostra provincia ha bisogno di misure strutturali, come, ad esempio, l’introduzione di un reddito minimo che possa garantire economicamente quelle fasce di popolazione che, escluse per molto tempo dal mercato del lavoro, oggigiorno rischiano di non avere più alcuna forma di tutela economica; siccome a livello nazionale l’iter per l’introduzione del reddito minimo sembra essersi “arenato” la Regione Lazio, nel frattempo, potrebbe provare a introdurre autonomamente una forma di sostegno al reddito, così come stanno già facendo alcune regioni. Con una crisi economica di questa portata non possiamo affidarci ancora per molto tempo agli ammortizzatori sociali, che oramai sono in via di esaurimento. Non possiamo più limitarci a gestire le risorse che abbiamo, anche perché sono sempre di meno e abbiamo dimostrato di non saperle utilizzare efficacemente, dobbiamo, invece, ricominciare a programmare l’economia del nostro territorio, ma per farlo è necessario un forte cambiamento di mentalità: non possiamo più pensare che la soluzione all’emergenza lavoro sia l’arrivo di nuove grandi multinazionali oppure il ritorno di quelle che hanno già lasciato il nostro territorio, perché è difficile che ciò accada. Dobbiamo abbandonare il vecchio modello economico perché si è rivelato fallimentare e dannoso, basta guardare cosa è successo nella nostra provincia, dove ha devastato l’ambiente e ,dopo avere beneficiato per anni di contributi statali, ha lasciato senza lavoro migliaia di persone. Sul nostro territorio ci sono aziende abbandonate con macchinari ancora funzionanti, e ci sono anche migliaia di lavoratori disoccupati che avrebbero le competenze tecniche per riprendere immediatamente la produzione. Bisogna, quindi, far sì che i siti produttivi dismessi e quelli che sono tornati di proprietà dell’ASI vengano riattivati, ma questa volta con nuove modalità di produzione. Un modello inedito che oggi sta emergendo è sicuramente quello dell’impresa sociale come strumento di rescue company: favorire la riconversione delle aziende in crisi con la partecipazione dei lavoratori rimasti disoccupati e delle fasce sociali svantaggiate. Le imprese sociali, così come stabilito dal Dlgs. 155/2006, sono società di capitali che operano sul mercato in maniera competitiva ma non per massimizzare il profitto, perché gli obiettivi da perseguire sono il raggiungimento del pareggio di bilancio, il mantenimento (o la crescita) della realtà occupazionale e l’investimento degli utili nello sviluppo dell’azienda. Bisogna tornare a investire anche nel settore agricolo, nei servizi e nel settore turistico, realtà che hanno ampi margini di crescita e che, quindi, potrebbero riassorbire una fetta consistente dei disoccupati della nostra provincia. Per uscire da questo tremendo stallo, la classe politica, ma anche quella imprenditoriale, devono cominciare a sperimentare, senza timore, nuove soluzioni. Intraprendere nuove strade è sicuramente difficile e rischioso, ma in un mondo come quello di oggi, dove tutto cambia rapidamente, il vero rischio è rimanere fermi.

Daniele Riggi, coordinatore provinciale giovani socialisti

Regione Lazio, lavoro: Contratto di ricollocazione

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CONTRATTO DI RICOLLOCAZIONE
Con questo strumento innovativo aiutiamo le persone che hanno perso il lavoro a trovare una nuova occupazione. Come? Accompagnandole attivamente verso una nuova opportunità. La misura è rivolta a chi ha più di 30 anni ed è disoccupato da più di 12 mesi. Funziona così: il lavoratore sceglie un soggetto accreditato che gli eroga un corso di formazione e lo accompagna nella ricerca di un nuovo lavoro. La Regione paga l’importo totale al soggetto accreditato solo quando il cittadino firma il contratto di lavoro. Previste anche forme di accompagnamento al lavoro autonomo e di sostegno economico con dei sussidi rivolti a chi è in condizione di maggiore svantaggio economico.

Se hai più di 30 anni e sei disoccupato da almeno 12 mesi vai qui per partecipare. C’è tempo dalle ore 10 del 30 settembre 2015 fino alle ore 12 del 9 ottobre 2015.
Se sei un soggetto accreditato e vuoi partecipare vai qui.

SUSSIDIO IN ATTUAZIONE DI PERCORSI PER LA RICERCA DI LAVORO
È una misura prevista dal Contratto di Ricollocazione per stare accanto a chi è in condizione di maggiore svantaggio economico con un sostegno concreto. In questo modo il lavoratore non viene solo accompagnato nel percorso di ricerca di una nuova occupazione, ma anche sostenuto economicamente. Per maggiori informazioni vai qui.

(Fonte: http://www.regione.lazio.it/lavoro/per-disoccupati-con-piu-di-30-anni/)

Domanda di partecipazione a partire dal 30 settembre al 9 ottobre 2015
http://www.frosinonelavoro.info/prt_news.asp?id=336

Il reddito minimo garantito? Una misura necessaria

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Lo scorso 19 settembre, in occasione della festa provinciale di SEL e POSSIBILE, si è tenuto un interessante dibattito sul reddito minimo garantito. Gli ospiti invitati al dibattito, moderato dal giornalista di “uno e tre” Ignazio Mazzoli, erano Mike Di Ruscio, membro della segreteria nazionale dei Giovani Socialisti, Giovanni Principe, economista, direttore generale dell’ Isfol, e l’on. Filiberto Zaratti di SEL. Il nostro compagno Mike Di Ruscio non potendo più partecipare al dibattito a causa di impegni personali mi ha chiesto di sostituirlo, e quindi, alla fine, ho partecipato io al posto suo in qualità di coordinatore provinciale.

Il reddito minimo garantito è una forma di sostegno economico che viene devoluto a chi è in età lavorativa e, essendo disoccupato o inoccupato, non percepisce alcuna forma di reddito oppure percepisce un reddito che è al di sotto della soglia di povertà. Questo tipo di reddito è differente rispetto al reddito di cittadinanza (detto anche reddito di base), che invece è universale e illimitato nel tempo. Il reddito minimo garantito è una misura che, a partire dal 1992, è stata adottata da tutti i paesi dell’Unione Europea, tranne che dall’ Italia e dalla Grecia. Nel nostro paese parlare di questa misura di welfare è molto difficile perché viene quasi sempre bollata come assistenzialistica, eppure non si tratta di una forma di sostegno che viene concessa in maniera indiscriminata, come, invece, avverrebbe con il reddito universale. Essa, infatti, viene devoluta solo a determinate condizioni e richiede a chi la percepisce una serie di vincoli da rispettare (ricerca attiva del lavoro, partecipazione a corsi di formazione e/o aggiornamento ecc.).

Nel corso dell’ultimo ventennio, il processo di accumulazione ingiustificata di denaro e di risorse all’interno di una ristretta fascia di popolazione, favorito dalla vittoria del modello economico capitalista, ha impedito una redistribuzione omogenea dei redditi e delle risorse materiali prodotte. La globalizzazione dell’economia, la meccanizzazione del lavoro e la flessibilità dei ritmi di produzione, inoltre, hanno reso il lavoro sempre più precario. In un contesto in cui il sistema economico genera alti livelli di disoccupazione il reddito minimo diventa uno strumento necessario per tutelare quelle fasce di popolazione che sono rimaste incolpevolmente escluse dal mondo del lavoro. Oggigiorno, quindi, il problema del reddito minimo si pone perché il nostro sistema economico non è in grado di garantire il lavoro a tutti; se così non fosse il problema della garanzia del reddito si porrebbe solo per coloro che sono fisicamente impossibilitati a svolgere un’attività lavorativa.

E’ a partire da queste riflessioni che come federazione dei giovani socialisti di Frosinone abbiamo deciso, già da diversi mesi, di sostenere la battaglia sul reddito minimo. La ritengo una scelta giusta perché una formazione politica che si ispira ai principi del socialismo deve sostenere tutte quelle azioni che intervengono a garanzia delle fasce sociali più deboli. Durante il dibattito, quindi, ho ribadito che la nostra federazione è favorevole all’introduzione di questa misura, oggi più che mai necessaria, specialmente per noi giovani, che siamo una delle categorie sociali strutturalmente più deboli. Ho espresso la mia perplessità riguardo alle intenzioni del governo che, nonostante abbia messo in agenda da diverso tempo il reddito minimo, non sembra essere intenzionato a realizzare nulla di concreto in merito.

L’ultima speranza è che siano le regioni a introdurre una forma di reddito minimo garantito, alcune, come la Basilicata, ad esempio, lo stanno già facendo. Nella nostra regione c’è già una legge che prevede l’introduzione di un reddito minimo garantito, è la legge 4 del 2009. Essendo una legge che al tempo fu introdotta come misura sperimentale è necessario rimodularla e rifinanziarla per attivarla di nuovo. Prepariamoci, dunque, a sostenere la battaglia a livello regionale.

                                                                     Daniele Riggi, coordinatore provinciale FGS

Garanzia Giovani…all’italiana

Il progetto Garanzia Giovani è nato in ambito europeo con l’obiettivo di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro ai giovani che hanno un’età compresa fra i quindici e i ventinove anni.

I giovani che vogliono partecipare al progetto devono rivolgersi ai centri per l’impiego della propria provincia, che provvedono ad accoglierli e a orientarli, sulla base delle competenze possedute e dei titoli di studio conseguiti, ma anche sulla base delle attitudini e delle aspirazioni personali. A seconda del “profilo” che emerge dall’anamnesi dei dati, viene proposto al giovane un percorso di inserimento personalizzato che prevede un ampio ventaglio di possibilità: accompagnamento al lavoro, tirocinio, formazione, apprendistato, auto imprenditorialità, servizio civile etc.

Nella premessa  sembrano esserci tutte le condizioni per affermare che si tratta di un ottimo progetto, ma in Italia, purtroppo, nulla è mai come sembra: Garanzia Giovani, infatti, invece di garantire nuove esperienze in ambito lavorativo ai giovani del nostro paese, si è rapidamente trasformata in una nuova forma di sfruttamento e di guadagno per le aziende private.

Vi starete sicuramente chiedendo come sia potuto accadere tutto ciò. La risposta è semplice: ai giovani vengono offerti dei contratti di apprendistato che prevedono 144 ore di lavoro mensili e una retribuzione di 400 euro, totalmente a carico dell’INPS, che versa l’importo ogni due mesi. In altre parole, l’azienda privata che aderisce a questo progetto ha un enorme vantaggio perché si ritrova ad avere a sua completa disposizione dei giovani ragazzi, sei giorni a settimana per sei ore al giorno, senza dover spendere nemmeno un soldo.

Per incentivare l’assunzione del giovane a tempo determinato con contratti di quattro o sei mesi vengono messi a disposizione dell’imprenditore dei bonus, che, per esempio,nella regione Lazio vanno dai 1500 ai 4500 euro. Ma perché un’azienda dovrebbe assumere un giovane con un contratto a tempo determinato quando sa di poterlo avere a  disposizione a costo zero per 144 ore al mese ?

Il risultato finale e inevitabile è che i giovani partecipanti al progetto devono lavorare con una paga da 2 euro e 77 centesimi l’ora, durante l’apprendistato, e non vengono nemmeno assunti al termine del percorso di inserimento. Insomma, oltre al danno anche la beffa ! La verità, quindi, è che non c’è alcuna “garanzia” per questi giovani, perché con questo meccanismo perverso ad essere garantite sono solamente le aziende private, ma anche le agenzie del lavoro e i centri di formazione che accreditandosi al progetto ricevono compensi e incentivi.

Daniele Riggi, coordinatore provinciale dei giovani socialisti

La FGS ha partecipato al corteo del primo maggio ad Isola del Liri

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La federazione provinciale dei giovani socialisti di Frosinone ha partecipato al corteo del primo maggio ad Isola del Liri per ribadire il proprio sostegno alle istanze dei lavoratori della nostra terra. C’è la necessità di dare risposte concrete alle migliaia di lavoratori della nostra provincia, che hanno perso il posto di lavoro a causa dello smantellamento del tessuto industriale e produttivo presente sul territorio. Gli ammortizzatori sociali stanno per esaurirsi e quindi è necessario introdurre nuove forme di tutela ma anche, soprattutto, favorire con ogni mezzo la ripresa delle attività produttive. C’è bisogno di creare nuovi posti di lavoro soprattutto per noi giovani di questa provincia, perché la disoccupazione e il precariato non ci consentono di costruire il nostro futuro.

                                                      Daniele Riggi coordinatore provinciale FGS