Storica sentenza su Bolzaneto: fu tortura. Al G8 di Genova i sogni di una generazione infranti dalla violenza – di Daniele Riggi

GENOVA 20/07/2001 LA POLIZIA FRO

 

“I ricorrenti, trattati come oggetti per mano del potere pubblico, hanno vissuto durante tutta la durata della loro detenzione in un luogo ‘di non diritto’ dove le garanzie più elementari erano state sospese”. Queste parole, usate dai giudici della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, per la situazione vissuta da 48 persone a Bolzaneto, pesano come macigni. La sentenza contro l’Italia parla chiaro: a Bolzaneto fu tortura. Dopo la morte di Carlo Giuliani e gli incidenti della Diaz rimaneva solamente da chiarire la vicenda di Bolzaneto, ma alla luce di quello che è emerso in ambito giudiziario adesso non ci sono più dubbi: durante le giornate di Genova G8 fu applicata deliberatamente e sistematicamente la repressione violenta contro i manifestanti.

Nel corso del G8 di Genova del 2000, dunque, oltre 300 persone furono umiliate, picchiate e minacciate tra le mura della caserma di Bolzaneto. Un incubo terribile che non si è verificato in un pericoloso stato del Sud America ma nell’Italia dei primi anni Duemila; un Paese europeo, democratico, avanzato che si stava preparando a cavalcare l’onda della globalizzazione mondiale. Nelle giornate calde e assolate del G8 un’intera generazione si era riversata nelle strade di Genova per  difendere i propri diritti contro l’affermazione del neo liberismo rampante, nascosto dietro le false promesse della globalizzazione, che già all’epoca cominciava un attacco frontale ai diritti sociali, all’ambiente e ai popoli del Terzo Mondo; un attacco non ancora concluso, le cui conseguenze viviamo ancora oggi sulla nostra pelle. Il movimento altermondialista era un movimento giovane, eterogeneo, vivace e, soprattutto, pieno di speranze verso il futuro, che vedeva la globalizzazione come una grande opportunità di condivisione e di cooperazione fra popoli e culture e non di competizione sfrenata, come invece ci hanno imposto le dottrine liberiste.

La voce di quel popolo, purtroppo, è morta in quelle giornate a Genova, soffocata dalla violenza delle forze dell’ordine e delle istituzioni, che, sopraffatte da una paura ingiustificata, reagirono sparando, torturando e manganellando. Lo spirito di quei giovani però non deve scomparire, perché le sentenze emesse in questi anni ci dicono che quel popolo aveva ragione. Aveva ragione quando diceva di voler difendere il lavoro, i diritti, l’ambiente e i popoli del Terzo Mondo dal pericolo della globalizzazione. Queste sentenze ci dicono che quei giovani, che oggi sono diventati precari oppure migranti, possono ancora unirsi e manifestare insieme per un mondo diverso, un mondo più umano.

Daniele Riggi

 

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