LA LEGGE BASAGLIA: UNA CONQUISTA DI CIVILTÀ CHE RISCHIAMO DI PERDERE – di Daniele Riggi

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Franco Basaglia (1924 – 1980)

L’anno prossimo ricorre il quarantesimo anniversario della legge n. 180/1978, nota soprattutto come “Legge Basaglia”, che ha riformato l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale nel nostro Paese, imponendo la chiusura dei manicomi. Il grande ispiratore della legge fu lo psichiatra veneziano Franco Basaglia che nel corso degli anni Sessanta e Settanta, assieme ad altri psichiatri italiani appartenenti al movimento Psichiatria Democratica, si batté per una concezione moderna della salute mentale. Credo che l’essenza del pensiero basagliano possa essere riassunta dal seguente passaggio, che si trova nell’opera Che cos’è la psichiatria?: «Ogni società, le cui strutture siano basate soltanto su una discriminazione economica, culturale e su un sistema competitivo, crea in sé delle aree di compenso che servono come valvole di scarico all’intero sistema. Il malato mentale ha assolto questo compito per molto tempo, anche perché era un “escluso” che non poteva conoscere da sé i limiti della sua malattia e quindi ha creduto – come la società e la psichiatria gli hanno fatto credere – che ogni suo atto di contestazione alla realtà in cui è costretto a vivere, sia un atto malato, espressione della sindrome di cui soffre». Il percorso rivoluzionario di Basaglia cominciò negli anni Sessanta all’interno dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, dove fu avviata la prima esperienza anti-istituzionale nell’ambito della cura dei malati di mente. Lo psichiatra veneziano decise di sostituire i metodi repressivi della vecchia psichiatria, come ad esempio la contenzione fisica e le terapie elettroconvulsivanti, con nuove modalità di terapia che, per la prima volta, mettevano al centro non la malattia ma la persona, con la sua dignità, i suoi bisogni, i suoi desideri. Nel corso degli anni le critiche rivolte alla legge 180 sono state numerose, la più ricorrente è senza dubbio quella che accusa la legge di trascurare la pericolosità dei malati. In realtà oggi l’unica certezza che abbiamo è che la legge Basaglia, a quasi quarant’anni dalla sua introduzione non è mai stata applicata del tutto. Nella maggioranza delle Regioni italiane, che sono responsabili dell’attuazione dei provvedimenti in materia di salute mentale, le amministrazioni, come accade spesso nel nostro Paese, hanno visto la legge solamente come un’occasione per risparmiare soldi e risorse. Il risultato è che oggi i servizi territoriali sono nella maggior parte dei casi carenti e, inoltre, sono distribuiti in maniera disomogenea sul territorio; solo in poche regioni i principi della legge 180 sono stati tradotti in buone pratiche. In sostanza, il nostro Paese è stato il primo, e per adesso l’unico, ad abolire i manicomi per trasformare l’assistenza psichiatrica in un servizio territoriale vicino alle esigenze del malato, però non è stato in grado di portare a compimento questa straordinaria rivoluzione. Nella società di oggi, dove sono considerate più importanti le istanze di sicurezza che la cura del prossimo, la riapertura dei manicomi, purtroppo, sta diventando un rischio concreto. L’unico modo per scongiurare questo rischio nel nostro Paese è destinare più risorse alla salute mentale. In Italia impieghiamo solamente il 3% del fondo sanitario nazionale nella salute mentale, mentre, invece, paesi come la Francia e il Regno Unito investono il 12%.

Daniele Riggi

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