I “fantasmi” del passato che tormentano la sinistra italiana – il #Curiosone di Daniele Riggi

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A sinistra c’è molta confusione, sia dal punto di vista dei contenuti politici sia dal punto di vista della strategia politica. Ciò che è mancato in questi anni nel nostro Paese è la presenza di una forza autenticamente riformista, laica e socialista, che si potesse confrontare con i grandi partiti socialisti europei e internazionali. Di questa mancanza, qualche anno fa, se ne erano accorte anche personalità chiaramente provenienti dalla tradizione post comunista del PDS, come Gavino Angius e Roberto Barbieri. Il PD è nato dalla fusione a freddo di due componenti, quella cattolica confessionale (non certamente laica e progressista) e quella post comunista, senza mai confrontarsi veramente con la tradizione riformista, laica e socialista che il PSI ha rappresentato nella storia politica del nostro Paese.

Veltroni nel 2008 preferì cedere alle sirene giustizialiste di Antonio Di Pietro, artefice del collasso politico italiano e precursore dei partiti populisti italiani, piuttosto che accettare l’alleanza con i socialisti. Il risultato è che l’ultimo grande partito italiano, in assenza di una stella polare socialista da seguire, si è smarrito arenandosi nelle paludi neo-liberiste e, per cercare di uscire da questo pantano, si è affidato a un leader, Matteo Renzi, che ne ha ulteriormente accellerato il declino, andando verso una deriva centrista.

Oggi, a causa di questi errori fatali ci dobbiamo confrontare con la crescita esponenziale dei populismi illiberali, che hanno ottenuto il consenso dei ceti popolari, una volta nostro appannaggio, occupando l’area politica e sociale che avrebbe potuto essere il terreno fertile per una nuova sinistra. La nostra soluzione a questa crisi d’identità è stata dividerci in due fronti: da una parte un fronte neo-riformista, in senso liberista, che spinge verso un centrismo esasperato, scegliendo l’abbraccio mortale con le destre moderate, dall’altra parte sta prendendo corpo, dopo l’esperienza del referendum, una sinistra neo-massimalista e “civica“, solo nominalmente però, che, invece di porsi in una prospettiva dialettica, incentra la propria identità solamente sulla diversità morale e ideologica con il PD e le altre forze di centro sinistra. A mio avviso, l’errore maggiore della sinistra di oggi è il tentativo di avviare una rifondazione attraverso continue scissioni parlamentari, senza mai ricostruire la propria base popolare e, soprattutto, senza mai fare i conti con gli errori del passato.

Urge ricostruire innanzitutto una prospettiva culturale e valoriale da cui ripartire e su cui basare una strategia politica a medio e lungo termine. Bisogna, inoltre, rivisitare criticamente il nostro passato recente, facendo, però, pace con alcuni fantasmi che, aleggiando ancora oggi  nel dibattito politico, non ci permettono di ragionare con serenità. Mi riferisco soprattutto alla stagione di Tangentopoli, che ha segnato indissolubilmente il corso della politica italiana degli ultimi vent’anni, spostando il terreno del confronto politico dal piano ideologico a quello esclusivamente morale ed etico e, soprattutto, distruggendo alcune culture politiche, su tutte quella socialista e quella cattolica e progressista, che avevano contribuito al progresso sociale ed economico del nostro Paese e alla crescita della democrazia all’interno delle fragili istituzioni repubblicane del dopoguerra.

Daniele Riggi

 

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