In ricordo di Lady D, principessa dei poveri e degli emarginati – il #Curiosone di Daniele Riggi

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Esattamente venti anni fa, sotto il tunnel del Pont de l’Alma a Parigi, perdeva la vita in un tragico incidente automobilistico Lady Diana Spencer, principessa di Galles. In questi giorni sul web e sui media si susseguono continuamente articoli e documentari che ricordano le vita di Lady D, in particolare le sue travagliate vicende private. L’impressione che ho avuto è che della principessa Diana si voglia ricordare solamente l’aspetto mondano e le vicende sentimentali; del resto la stampa e i rotocalchi non aspettano altro per aumentare le vendite e le visualizzazioni sul web. Pochissimo spazio è stato dedicato, invece, alle implicazioni più sociali e politiche della sua permanenza presso la Casa Reale britannica.

Lady D è stata, soprattutto, una principessa del popolo, che, con la sua personalità e le sue scelte, ha obbligato la Corona inglese a doversi confrontare con i grandi problemi sociali del suo tempo. In un’epoca in cui la Gran Bretagna sceglieva le politiche neo-liberiste di Margaret Tatcher, che hanno penalizzato e continuano tutt’oggi a penalizzare le fasce sociali più deboli, la principessa Diana non esitò mai a schierarsi al fianco dei senza tetto, dei malati di AIDS, dei tossicodipendenti e degli anziani. Lady D, sfruttando la sua immagine di personaggio pubblico, ha contribuito, in maniera decisiva, a sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale su problemi sociali fino ad allora ignorati, come ad esempio la piaga dell’AIDS, che in quegli anni dilagava in tutto il mondo, oppure semplicemente poco conosciuti, come nel caso delle mine antiuomo. Negli anni ’90, invece, ha denunciato con forza, assieme ad altre personalità importanti di allora, i problemi crescenti del Terzo Mondo: povertà, malattie e guerre. La sua campagna contro le mine antiuomo, molto pubblicizzata, ha commosso l’opinione pubblica mondiale. Le immagini dei danni che le mine provocavano, spesso su bambini innocenti, hanno contribuito non poco alla stipula del Trattato di Ottawa, che ha imposto un divieto internazionale all’uso delle mine antiuomo.

Lady D, dunque, è stata una delle ultime figure pubbliche di fama mondiale a spendersi senza riserve, con convinzione e con passione, a favore dei poveri e degli emarginati del nostro mondo. A differenza di molti leader politici mondiali, aveva probabilmente capito in anticipo che la questione sociale della nostra epoca sarebbe stato il divario culturale ed economico tra il sud e il nord del mondo. Ricordarla solamente per i gossip sentimentali e le burrascose vicende personali, vissute nell’ambito della Famiglia Reale britannica, è perciò riduttivo, e anche ingiusto. Il suo ricordo, invece, ci dovrebbe far riflettere sui tanti errori che il nostro Occidente, sempre più consumista, intollerante e bellicoso ha commesso in questi ultimi anni. Nella nostra epoca, dove si celebra di continuo il consumismo sfrenato, il disimpegno, l’edonismo e la futilità, a scapito dei tanti poveri ed emarginati del mondo, ci sarebbe un tremendo bisogno di personalità con il carisma e la generosità della principessa Diana. Lei, a differenza delle tante dive di plastica che oggi affollano il web e la televisione, si sarebbe rimboccata le maniche e sarebbe andata in mezzo ai migranti, i nuovi emarginati della nostra epoca, oppure ad abbracciare i malati di AIDS e di lebbra, che nessuno ha il coraggio nemmeno di toccare.

Di nuovo addio principessa triste, e grazie per averci insegnato, con la tua sensibilità e con la tua dolcezza, che nessun essere umano deve essere lasciato solo e trattato diversamente dagli altri.

 

Daniele Riggi

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