Riggi: “Su prostituzione e immigrazione proponiamo soluzioni diverse da quelle del sindaco Ottaviani. Bisogna intervenire sulle cause del problema, non sui sintomi”

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Prostituzione

Molti avranno erroneamente pensato che durante questa estate post elettorale la politica frusinate sarebbe andata subito in “vacanza”, come accade solitamente. Tutt’altro, infatti il sindaco Ottaviani ha deciso di mettere in campo dei provvedimenti rilevanti, in altre parole l’ordinanza antiprostituzione e il numero verde sull’emergenza migranti, proprio nei giorni in cui la canicola estiva frusinate raggiungeva il record europeo; in effetti si tratta di temi “scottanti” (concedetemi un po’di ironia per sdrammatizzare!). La risonanza mediatica di questi provvedimenti e i temi affrontati lasciano legittimamente pensare che oltre a risolvere problemi a livello locale il sindaco voglia anche stimolare l’attenzione dell’elettorato in vista dei prossimi appuntamenti elettorali a livello regionale e nazionale. Un banco di prova per Ottaviani candidato alla Regione? O alla Camera dei deputati? Fortunatamente non dovremo attendere troppo tempo per avere una risposta ai nostri dubbi. Va detto però che, almeno per il momento, il sindaco ha smentito categoricamente la possibilità di eventuali candidature.

Adesso, però, cerchiamo di analizzare nel merito i provvedimenti adottati dall’amministrazione. Nel caso del problema prostituzione il sindaco ha deciso di emettere un’ordinanza comunale “sperimentale”, che sarà valida fino al 30 settembre. L’ordinanza ha l’obiettivo di contrastare l’attività di meretricio (prostituzione) sul territorio comunale attraverso sanzioni economiche, che puniscono sia le prostitute sia i clienti che in maniera esplicita e in luogo pubblico si accordano su prestazioni sessuali a pagamento. Il fatto che la prostituzione di “strada” stia diventando un problema sempre più serio per la nostra città è fuori discussione, il problema vero, piuttosto, è un altro: l’ordinanza antiprostituzione, così come è stata concepita, può essere utile per risolvere il problema?

A ben vedere il provvedimento presenta numerose criticità, che ci lasciano non poco perplessi. Il primo elemento di criticità è proprio la tipologia di provvedimento che l’amministrazione ha deciso di adottare: l’ordinanza contingibile e urgente. La giurisprudenza ha chiarito che questo tipo di provvedimento può essere adottato da un’amministrazione comunale solamente per risolvere emergenze straordinarie e di durata temporanea che non sono già regolamentate da altre leggi. Il provvedimento dunque deve essere motivato da problemi eccezionali e di particolare gravità. L’attività di meretricio, però, è un fenomeno tutt’altro che straordinario e urgente, esso, purtroppo, ci accompagna tutti i giorni dell’anno, dunque può essere considerato a tutti gli effetti come un problema permanente. Inoltre, bisogna ricordare che nel nostro Paese la prostituzione non è considerata reato, se non in casi particolari: sfruttamento illecito della prostituzione da parte di terzi; prostituzione minorile; esercizio dell’attività in luogo pubblico; esercizio dell’attività in sedi esplicitamente adibite al meretricio. Queste “incongruenze legislative”, che indeboliscono il fondamento giuridico del provvedimento, potrebbero esporre il nostro comune a ricorsi continui al giudice di pace da parte dei soggetti sanzionati dalla polizia municipale.

Il secondo elemento di criticità è rappresentato dalla durata del provvedimento. Esso infatti sortirà effetti per un periodo limitato di tempo, precisamente dal 10 agosto al 30 settembre. Il terzo e ultimo elemento di criticità, ultimo non certo per importanza, è la mancanza del personale che dovrebbe far rispettare l’ordinanza. La polizia municipale della nostra città, infatti, ha nel proprio organico solamente 40 agenti operativi, ben 110 in meno rispetto a quelli previsti dalla legge per coprire il territorio comunale. Trattandosi, però, di un ordinanza sindacale sono coinvolte anche le altre forze di polizia, non solo la polizia locale, in quanto il sindaco agisce da ufficiale di governo; la presenza di altre forze di polizia, dunque, potrebbe coprire la carenza di vigili. Va detto, inoltre, che l’esercizio del meretricio si svolge prevalentemente durante l’orario notturno, quindi bisognerebbe anche pagare gli straordinari agli agenti della polizia municipale; possibilità remota data la scarsità delle risorse economiche disponibili. La buona fede dell’amministrazione comunale nel contrastare il fenomeno, buona fede su cui non abbiamo certamente dubbi maliziosi, si infrange necessariamente contro questi ostacoli.

A renderci ancora più perplessi è, in realtà, il fatto che la prostituzione è un fenomeno troppo complesso per essere affrontato attraverso una semplice ordinanza restrittiva. Alcune recenti operazioni di polizia condotte sul nostro territorio, infatti, ci hanno dimostrato che la prostituzione nella nostra città non è sempre esercitata come un’attività spontanea, anzi, nella maggior parte dei casi è emerso come dietro le prostitute ci sia lo sfruttamento di organizzazioni criminali. Non crediamo che delle semplici multe possano spaventare queste organizzazioni né tantomeno far desistere le prostitute dall’esercizio della loro attività, dato che sono costrette a prostituirsi sotto ricatto, minacciate dai loro stessi protettori.

La prostituzione, la droga e la micro-criminalità sono fenomeni che crescono e si radicano nei territori dove c’è povertà e disagio sociale. Chi sceglie queste strade molto spesso non ha avuto la possibilità di costruire la propria identità sociale. Se alle ragazze che si prostituiscono non viene offerta la possibilità di costruirsi una prospettiva di vita autonoma, sia socialmente sia economicamente, in altre parole una “via di fuga”, esse non potranno mai liberarsi da questa scelta, soprattutto quando essa è dovuta al ricatto delle organizzazioni criminali. Se l’amministrazione vuole risolvere il problema in maniera duratura secondo me dovrebbe agire nell’ambito socio-economico, prima ancora che in quello giudiziario, magari tornando a investire risorse nei servizi sociali e di aiuto alla persona. Se le risorse sono poche il nostro comune potrebbe provare, in qualità di comune capoluogo, a unire le forze con gli altri comuni limitrofi e ad avvalersi della collaborazione di quelle associazioni di volontariato e del terzo settore che già operano sui territori, magari attraverso un coordinamento interprovinciale che metta in sinergia le risorse e le competenze disponibili.

 

Immigrazione

Per quanto riguarda, invece, il problema migranti il sindaco ha pensato di istituire una sorta di numero verde collegato direttamente con la sede comunale della protezione civile. Il cittadino che chiama può segnalare delle anomalie nella gestione dei migranti ed episodi di violenza e/o di sopraffazione messi in atto dai migranti nei confronti dei cittadini. Le segnalazioni verrebbero successivamente girate alla Questura e alla Prefettura, ovvero le istituzioni preposte alla gestione dei migranti sul territorio. Sul fatto che molto spesso le organizzazioni e le cooperative che hanno il compito di gestire i migranti non svolgano correttamente i propri compiti non possiamo dare torto al sindaco. Molto spesso, infatti, le cooperative invece di svolgere le attività di integrazione necessarie a inserire i migranti nel territorio si disinteressano del problema, lasciando che i migranti si muovano senza una guida per tutto il territorio provinciale. Questa condizione genera inevitabilmente confusione, sospetti, paure di ogni tipo e tensioni nella percezione dei cittadini.

Sulle colpe, oggettivamente condivisibili, che il sindaco attribuisce alla prefettura e alle cooperative, dunque, nulla da obiettare. Il problema che mi pongo è un altro: se le autorità che dovrebbero controllare e gestire la situazione sono già al corrente di questi problemi, e oltretutto fino ad oggi non sono stati in grado di risolverli, a cosa serve segnalargli ulteriormente questi problemi attraverso un numero verde? Il sindaco dopo aver preso atto della obiettiva inefficienza di questi soggetti e averla denunciata pubblicamente avrebbe dovuto verificare se il nostro comune poteva mettere in campo delle soluzioni concrete per tamponare, anche solo parzialmente, il problema, sopperendo momentaneamente alle carenze degli altri soggetti coinvolti. Questa verifica però il sindaco a quanto pare non l’ha fatta: ha preferito evitare il problema dichiarando che il comune non può fare proprio nulla sulla gestione dei migranti. Non è così, il sindaco infatti ha tutta una serie di poteri relativi all’accoglienza e all’integrazione. Fino ad oggi, però, il nostro comune non sembra aver intrapreso progetti di accoglienza e di integrazione.

Il comune, ad esempio, potrebbe coinvolgere questi migranti in attività socialmente utili, come già hanno fatto altri comuni della provincia; sicuramente questo tipo di attività non risolverebbe interamente il problema ma di certo ridurrebbe il numero di migranti che durante il giorno bivaccano per le strade della città senza fare nulla. Dal sindaco, dunque, ci aspettiamo provvedimenti concreti e più incisivi sul tema, dato che anche l’amministrazione comunale ha delle competenze, seppur limitate sul problema in questione. Per quanto riguarda le responsabilità delle altre istituzioni coinvolte nella gestione dei migranti siamo anche disposti a condividere le critiche rilevate dal sindaco ma solamente a patto che prima il comune metta in atto i provvedimenti che gli competono. Tirare in ballo direttamente i cittadini in una sorta di caccia alle “streghe” nei confronti dell’immigrato di turno, tra l’altro in un clima sociale già sufficientemente teso, non contribuisce, secondo il mio parere, a risolvere concretamente il problema. Il comune deve prima fare la sua parte, proponendo soluzioni intelligenti che garantiscano la convivenza sociale sul nostro territorio. La cultura del sospetto e della paura, invece, non possono che portare alla violenza e all’odio verso chi è diverso.

 

Daniele Riggi, consigliere comunale della città di Frosinone

 

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