Il #Curiosone di Daniele Riggi: Autoimprenditorialità come soluzione alla crisi? Il caso di Mara

Un po’di giorni fa, scorrendo la mia bacheca Facebook, mi sono imbattuto casualmente in un video di Repubblica nel quale veniva mostrata l’attività di una giovane orafa nel suo studio. La mia attenzione si stava già spostando verso i link successivi quando mi sono accorto, con grande sorpresa, che la ragazza in questione era una nostra conterranea. A quel punto, preso dalla curiosità, ho aperto il link per leggere l’articolo che cercherò di riassumere brevemente: la nostra giovane conterranea ha iniziato a incidere gioielli nel 2011, usando inizialmente l’ottone come materia prima per poi passare, successivamente all’argento e, infine, all’oro. Oggi, Mara Bragaglia, questo è il suo nome, è diventata la prima e per il momento unica orafa italiana che lavora l’oro Fairtrade, una tipologia di oro la cui caratteristica distintiva è l’essere lavorato senza ricorrere allo sfruttamento e a pratiche violente. Mara, partendo dalla sua idea originaria è riuscita a mettere su una piccola realtà imprenditoriale che coinvolge tutta la sua famiglia: mentre lei nel suo laboratorio di Torrice incide le sue creazioni mamma, papà e sorella minore si occupano della rifinitura e della vendita del prodotto.Insomma, una piccola filiera in miniatura che parte dal piccolo laboratorio domestico e termina sul web, dove il prodotto viene venduto.
http://video.d.repubblica.it/moda/mara-l-orafa-che-trasforma-le-emozioni-in-gioielli/5342/5481?ref=fbpd

Ho deciso di riportare sul nostro sito questa bella e interessante realtà imprenditoriale locale perché essa è emblematica del nostro tempo. Viviamo in un occidente post industriale dove, oramai, l’informatica, e l’automatizzazione dei processi produttivi, dovuti alla robotica, sembrano aver sostituito definitivamente la figura dell’operaio di “fabbrica”. Secondo le previsioni di qualche anno fa la gran parte degli inoccupati del settore secondario sarebbe stata riassorbita dal settore terziario e dei servizi, purtroppo però le cose non sembrano essere andate così. Ad oggi il tasso di occupazione giovanile in Europa si è stabilizzato su cifre molto alte e non sembra voler scendere sensibilmente almeno per il futuro prossimo, con la differenza che mentre molti anni fa gli operai conoscevano anche altri mestieri provenienti dal sapere contadino o artigianale, oggi i giovani fanno fatica a reinventarsi se non trovano immediatamente sbocco lavorativo nel loro campo di studi. Il caso di Mara ci insegna che ancora oggi, nell’era dell’automazione e dell’istruzione universitaria, che oramai è diventata di massa, vale la pena “imparare l’arte e metterla da parte”, perché non sempre avere una laurea vuol dire avere uno spazio già prenotato nel mondo del lavoro, anzi.

In un territorio come il nostro, deindustrializzato oramai da anni, dove né il settore agroalimentare né il terziario riescono ad assorbire l’alto numero di disoccupati, il caso di Mara ci indica forse la soluzione? È con la capacità di sviluppare iniziative produttive originali e locali che possiamo salvare il nostro territorio? Ad oggi una risposta ancora non la possiamo dare, però siamo sicuri che nella nostra terra ci sono molti giovani che avrebbero le capacità e la passione sufficienti a dar vita a nuove realtà produttive. Il problema è che, purtroppo, non tutti hanno la fortuna di avere a disposizione le risorse o le conoscenze necessarie per cominciare. A questo punto però la palla passa in mano alla politica, con la sua capacità di programmare lo sviluppo di “certe tendenze” e di stimolare le realtà produttive potenziali che sono in un territorio. Oggi non vediamo alcuna programmazione ma solamente una gestione approssimativa dell’esistente, che ogni giorno si riduce sempre di più. Per vedere qualche piccolo miracolo che ci lascia ben sperare bisogna affidarsi a giovani come Mara, che da soli ,senza alcun aiuto, riescono a emergere con le loro intuizioni spontanee per creare nuove nicchie di mercato. Non possiamo che ringraziarli perché ci fanno ancora sperare.

Daniele Riggi, coordinatore FGS provincia di Frosinone

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