L’umanità perduta

Il 27 gennaio vuol essere “Giornata della memoria” per ricordare “la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (legge 211/00). Nei vari lager furono uccisi milioni di persone colpevoli di vari crimini tra cui l’essere nati ebrei, essere omosessuali oppure essere anti-nazisti. Ma a cosa serve la memoria? E cosa è cambiato da quel giorno?
La crisi politica che sta affrontando l’Europa negli ultimi mesi ha radicalizzato il clima politico, portando agli occhi di tutti che razzismo e omofobia esistono ancora, ma in maniera differente: vengono celati sotto le parole “sicurezza” e “tradizione” oppure in slogan demagogici come “Prima gli italiani! Ruspa!”. Slogan che vogliono creare intolleranza, usata anche per fare di un caso particolare l’immagine riflessa di popoli interi. La memoria ci può aiutare a ricordare che se fatti come quelli della Germania nazista sono accaduti nel nostro mondo, ci potrà essere una recidiva. Dopotutto, lo sterminio degli ebrei fu solo la fine di un lunga storia di intolleranza.

Luca Rossi, coordinamento provinciale

 

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