La povertà in Italia

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Lo scorso 17 ottobre si è celebrata la giornata mondiale contro la Povertà, un evento che l’ONU decise di istituire dopo la grande manifestazione che si svolse al Trocadéro di Parigi, il 17 ottobre del 1987, per denunciare le morti causate nel mondo dalla fame e dalla povertà.

Da quel 17 ottobre 1987 sono passati oramai 28 anni eppure la povertà continua ad essere una piaga che miete milioni di vittime nel mondo ogni anno. La situazione, quindi, non sembra essere affatto migliorata, anzi in molti casi è addirittura peggiorata, come, ad esempio, nel caso dell’Italia.

Leggiamo insieme, allora, alcuni dati molto sintetici ma significativi che emergono dal rapporto Caritas 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia, per capire come è cambiata la situazione nel nostro paese. Secondo le stime del rapporto, in Italia in 7 anni il numero dei poveri è più che raddoppiato, infatti si è passati da 1,8 milioni di poveri nel 2007 a 4,1 milioni nel 2014. A fronte di questo incremento esponenziale i fondi nazionali per le politiche sociali invece di aumentare sono notevolmente diminuiti, infatti si è passati da 3.169,00 euro, stanziati nel 2008, a 1.233,70 euro, stanziati nel 2015. L’Italia insieme alla Grecia è l’unico paese in Europa a non aver introdotto politiche efficaci contro la povertà. Se fino a ieri la povertà in Italia colpiva essenzialmente il meridione, gli anziani, le famiglie con almeno tre figli e i disoccupati oggi, invece, riguarda anche il Nord del nostro paese, i giovani, le famiglie con almeno due figli e, addirittura, colpisce anche chi ha un lavoro.

La povertà, dunque, continua a colpire duramente, soprattutto nel nostro paese, e il dato inquietante è che sta coinvolgendo fasce sempre più larghe della nostra popolazione. Oggi, infatti, abbiamo “nuovi poveri”, persone in giacca e cravatta e magari con un lavoro, che vediamo fare la fila alle mense delle associazioni di volontariato. Gli strumenti messi in campo dagli ultimi governi negli ultimi anni, come il bonus bebé o l’ ASDI, solo per citarne alcuni, sono del tutto insufficienti a fronteggiare un’emergenza sociale di questa portata, tutt’al più possono essere considerati dei palliativi. Urgono misure strutturali e incisive, in grado di tamponare l’avanzata del fenomeno povertà, che oramai non può essere più considerato come un fenomeno marginale, che riguarda solo una piccola fascia di popolazione; oggigiorno, nell’era del liberismo economico sfrenato, la povertà è diventata una vera e propria piaga sociale diffusa, destinata ad allargarsi sempre di più.

Daniele Riggi, coordinatore provinciale FGS

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