Il reddito minimo garantito? Una misura necessaria

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Lo scorso 19 settembre, in occasione della festa provinciale di SEL e POSSIBILE, si è tenuto un interessante dibattito sul reddito minimo garantito. Gli ospiti invitati al dibattito, moderato dal giornalista di “uno e tre” Ignazio Mazzoli, erano Mike Di Ruscio, membro della segreteria nazionale dei Giovani Socialisti, Giovanni Principe, economista, direttore generale dell’ Isfol, e l’on. Filiberto Zaratti di SEL. Il nostro compagno Mike Di Ruscio non potendo più partecipare al dibattito a causa di impegni personali mi ha chiesto di sostituirlo, e quindi, alla fine, ho partecipato io al posto suo in qualità di coordinatore provinciale.

Il reddito minimo garantito è una forma di sostegno economico che viene devoluto a chi è in età lavorativa e, essendo disoccupato o inoccupato, non percepisce alcuna forma di reddito oppure percepisce un reddito che è al di sotto della soglia di povertà. Questo tipo di reddito è differente rispetto al reddito di cittadinanza (detto anche reddito di base), che invece è universale e illimitato nel tempo. Il reddito minimo garantito è una misura che, a partire dal 1992, è stata adottata da tutti i paesi dell’Unione Europea, tranne che dall’ Italia e dalla Grecia. Nel nostro paese parlare di questa misura di welfare è molto difficile perché viene quasi sempre bollata come assistenzialistica, eppure non si tratta di una forma di sostegno che viene concessa in maniera indiscriminata, come, invece, avverrebbe con il reddito universale. Essa, infatti, viene devoluta solo a determinate condizioni e richiede a chi la percepisce una serie di vincoli da rispettare (ricerca attiva del lavoro, partecipazione a corsi di formazione e/o aggiornamento ecc.).

Nel corso dell’ultimo ventennio, il processo di accumulazione ingiustificata di denaro e di risorse all’interno di una ristretta fascia di popolazione, favorito dalla vittoria del modello economico capitalista, ha impedito una redistribuzione omogenea dei redditi e delle risorse materiali prodotte. La globalizzazione dell’economia, la meccanizzazione del lavoro e la flessibilità dei ritmi di produzione, inoltre, hanno reso il lavoro sempre più precario. In un contesto in cui il sistema economico genera alti livelli di disoccupazione il reddito minimo diventa uno strumento necessario per tutelare quelle fasce di popolazione che sono rimaste incolpevolmente escluse dal mondo del lavoro. Oggigiorno, quindi, il problema del reddito minimo si pone perché il nostro sistema economico non è in grado di garantire il lavoro a tutti; se così non fosse il problema della garanzia del reddito si porrebbe solo per coloro che sono fisicamente impossibilitati a svolgere un’attività lavorativa.

E’ a partire da queste riflessioni che come federazione dei giovani socialisti di Frosinone abbiamo deciso, già da diversi mesi, di sostenere la battaglia sul reddito minimo. La ritengo una scelta giusta perché una formazione politica che si ispira ai principi del socialismo deve sostenere tutte quelle azioni che intervengono a garanzia delle fasce sociali più deboli. Durante il dibattito, quindi, ho ribadito che la nostra federazione è favorevole all’introduzione di questa misura, oggi più che mai necessaria, specialmente per noi giovani, che siamo una delle categorie sociali strutturalmente più deboli. Ho espresso la mia perplessità riguardo alle intenzioni del governo che, nonostante abbia messo in agenda da diverso tempo il reddito minimo, non sembra essere intenzionato a realizzare nulla di concreto in merito.

L’ultima speranza è che siano le regioni a introdurre una forma di reddito minimo garantito, alcune, come la Basilicata, ad esempio, lo stanno già facendo. Nella nostra regione c’è già una legge che prevede l’introduzione di un reddito minimo garantito, è la legge 4 del 2009. Essendo una legge che al tempo fu introdotta come misura sperimentale è necessario rimodularla e rifinanziarla per attivarla di nuovo. Prepariamoci, dunque, a sostenere la battaglia a livello regionale.

                                                                     Daniele Riggi, coordinatore provinciale FGS

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