Garanzia Giovani…all’italiana

Il progetto Garanzia Giovani è nato in ambito europeo con l’obiettivo di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro ai giovani che hanno un’età compresa fra i quindici e i ventinove anni.

I giovani che vogliono partecipare al progetto devono rivolgersi ai centri per l’impiego della propria provincia, che provvedono ad accoglierli e a orientarli, sulla base delle competenze possedute e dei titoli di studio conseguiti, ma anche sulla base delle attitudini e delle aspirazioni personali. A seconda del “profilo” che emerge dall’anamnesi dei dati, viene proposto al giovane un percorso di inserimento personalizzato che prevede un ampio ventaglio di possibilità: accompagnamento al lavoro, tirocinio, formazione, apprendistato, auto imprenditorialità, servizio civile etc.

Nella premessa  sembrano esserci tutte le condizioni per affermare che si tratta di un ottimo progetto, ma in Italia, purtroppo, nulla è mai come sembra: Garanzia Giovani, infatti, invece di garantire nuove esperienze in ambito lavorativo ai giovani del nostro paese, si è rapidamente trasformata in una nuova forma di sfruttamento e di guadagno per le aziende private.

Vi starete sicuramente chiedendo come sia potuto accadere tutto ciò. La risposta è semplice: ai giovani vengono offerti dei contratti di apprendistato che prevedono 144 ore di lavoro mensili e una retribuzione di 400 euro, totalmente a carico dell’INPS, che versa l’importo ogni due mesi. In altre parole, l’azienda privata che aderisce a questo progetto ha un enorme vantaggio perché si ritrova ad avere a sua completa disposizione dei giovani ragazzi, sei giorni a settimana per sei ore al giorno, senza dover spendere nemmeno un soldo.

Per incentivare l’assunzione del giovane a tempo determinato con contratti di quattro o sei mesi vengono messi a disposizione dell’imprenditore dei bonus, che, per esempio,nella regione Lazio vanno dai 1500 ai 4500 euro. Ma perché un’azienda dovrebbe assumere un giovane con un contratto a tempo determinato quando sa di poterlo avere a  disposizione a costo zero per 144 ore al mese ?

Il risultato finale e inevitabile è che i giovani partecipanti al progetto devono lavorare con una paga da 2 euro e 77 centesimi l’ora, durante l’apprendistato, e non vengono nemmeno assunti al termine del percorso di inserimento. Insomma, oltre al danno anche la beffa ! La verità, quindi, è che non c’è alcuna “garanzia” per questi giovani, perché con questo meccanismo perverso ad essere garantite sono solamente le aziende private, ma anche le agenzie del lavoro e i centri di formazione che accreditandosi al progetto ricevono compensi e incentivi.

Daniele Riggi, coordinatore provinciale dei giovani socialisti

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